sabato 2 luglio 2011

Friedrich Hölderlin: In lieblicher Bläue

In lieblicher Bläue blühet mit dem metallenen Dache der Kirchturm. Den umschwebet Geschrei von Schwalben, den umgibt rührendste Bläue. Die Sonne gehet hoch darüber und färbet das Blech, im Winde aber oben stille krähet die Fahne. Wenn einer unter den Glocken dann herabgehet jene Treppen, ein stilles Leben ist es, weil wenn abgesondert so sehr die Gestalt ist, die Bildsamkeit herauskommt dann des Menschen. Die Fenster, daraus die Glokken tönen, sind wie Tore an Schönheit. Nämlich weil noch der Natur nah sind die Tore, haben diese ähnlichkeit von Bäumen des Waldes, Reinheit aber ist auch Schönheit.Innen aus Verschiedenem entsteht ein ernster Geist. So sehr einfältig aber die Bilder, so sehr heilig sind sie, daß man wirklich oft fürchtet, die zu beschreiben. Die Himmlischen aber, die immer gut sind, alles zumal, wie Reiche, haben diese Tugend und Freude. Der Mensch darf das nachahmen. Darf, wenn lauter Mühe ein Leben, ein Mensch aufschauen, und sagen : So will ich auch sein ? Ja. Solange die Freundlichkeit noch am Herzen, die Reine, dauert, misset nicht unglücklich der Mensch sich mit der Gottheit. Ist unbekannt Gott ? Ist er offenbar wie der Himmel ? Dieses glaub'ich eher. Der Menschen Maß ist's. Voll Verdienst, doch dichterisch wohnet der Mensch auf dieser Erde. Doch reicher ist nicht der Schatten der Nacht mit den Sternen, wenn ich so sagen könnte, als der Mensch, der heißet ein Bild der Gottheit.Gibt es auf Erden ein Maß ? Es gibt keines. Nämlich es hemmt den Donnergang nie die Welten des Schöpfers. Auch eine Blume ist schön, weil sie blühet unter der Sonne. Es findet das Aug' oft im Leben Wesen, die viel schöner noch zu nennen waren als die Blumen. Oh ! Ich weiß das wohl. Denn zu bluten an Gestalt und Herz und ganz nicht mehr zu sein, gefällt das Gott ? Die Seele aber, wie ich glaube, muß rein bleiben, sonst reicht an das Mächtige mit Fittichen der Adler mit lobendem Gesange und die Stimme so vieler Vögel. Es ist die Wesenheit, die Gestalt ist's. Du schönes Bächlein, du scheinst so rührend, indem du rollest so klar, wie das Auge der Gottheit durch die Milchstraße. Ich kenne dich wohl, aber Tränen quellen mir aus den Augen. Ein heitres Leben seh'ich in den Gestalten mich umblühen der Schöpfung, weil ich es nicht unbillig vergleiche den einsamen Tauben auf dem Kirchhof. Das Lachen aber scheint mich zu grämen der Menschen nämlich ich hab' ein Herz. Möcht ich ein Komet sein ? Ich glaube. Denn sie haben die Schnelligkeit der Vögel ; sie blühen an Feuer und sind wie Kinder an Reinheit, Größeres zu wünschen kann nicht des Menschen Natur sich vermessen. Der Tugend Heiterkeit verdient auch gelobt zu werden vom ernsten Geiste, der zwischen den drei Säulen wehet des Gartens. Eine schöne Jungfrau muß dasHaupt umkränzen mit Myrtenblumen, weil sie einfach ist ihrem Wesen nach und ihrem Gefühl. Myrten aber gibt es in Griechenland.Wenn einer in den Spiegel siehet, ein Mann, und siehet darin sein Bild wie abgemalt, es gleicht dem Manne. Augen hat des Menschen Bild, hingegen Licht der Mond. Der König Oedipus hat ein Auge zu viel vielleicht. Diese Leiden dieses Mannes, sie scheinen unbeschreiblich, unaussprechlich, unausdrücklich. Wenn das Schauspiel ein solches darstellt, kommt's daher. Wie aber ist mir, gedenk'ich deiner jetzt ?Wie Bäche reißt das Ende von Etwas mich dahin, welches sich wie Asien ausdehnt. Natürlich dieses Leiden, das hat Oedipus. Natürlich ist's darum. Hat auch Herkules gelitten ? Wohl die Dioskuren in Ihrer Freundschaft haben die nicht Leiden auch getragen ? Nämlich mit Gott wie Herkules zu streiten, das ist Leiden. Und die Un-sterblichkeit im Neide dieses Lebens, diese zu teilen, ist ein Leiden auch. Doch das ist auch ein Leiden, wenn mit Sommerflecken ist bedeckt ein Mensch, mit manchen Flecken ganz überdeckt zu sein ! Das tut die schöne Sonne. Nämlich die ziehet alles auf. Die Jünglinge führt die Bahn sie mit Reizen ihrer Strahlen wie mit Rosen. Die Leiden scheinen so, die Oedipus getragen, als wie ein armer Mann klagt, daß ihm etwas fehle. Sohn Laios, armer Fremdling in Griechenland ! Leben ist Tod. Und Tod ist auch ein Leben.



In amabile azzurro fiorisce con il tetto metallico il campanile. Lo attornia garrire di rondini in volo, lo avvolge l’azzurro più toccante. Il sole lo sovrasta e colora le lamine, ma lassù nel vento quieta stride la bandiera. E se qualcuno poi scende quelle scale sotto la campana, è una vita nella quiete, perché quando la figura è così isolata, allora dell’uomo emerge la plasmabilità. Le finestre da cui risuonano le campane sono come porte sulla soglia della bellezza.
Infatti, poiché le porte ancora sono secondo natura, somigliano agli alberi del bosco. Ma purezza è anche bellezza. Uno spirito grave sorge nell’intimo da ciò che è diverso. Ma pur così semplici, sacre sono le immagini, che sovente di descriverle si teme. I Celesti però, sempre benigni, hanno tutto in una volta, come chi è ricco, hanno virtù e gioia. È lecito che l’uomo li imiti. È lecito, se la vita è pura fatica, che un uomo si affacci a guardare e dica: così voglio essere anch’io? Si. Finché la gentilezza , pura, si conserva nel suo cuore, l’uomo non si misura infelicemente con la divinità. È sconosciuto Dio? È manifesto come il cielo? Questo credo, piuttosto. Dell’uomo è la misura. Colmo di meriti, ma poeticamente, l’uomo dimora su questa terra. Ma l’ombra della notte con le stelle non è più pura, se così posso dire, dell’uomo, che immagine della divinità è chiamato.
C’è sulla terra una misura? Non ve n’è alcuna. Mai infatti i mondi del creatore fermano la marcia del tuono. Anche un fiore è bello, perché fiorisce sotto il sole. Sovente l’occhio trova nella vita creature che occorrerebbe chiamare molto più belle dei fiori. Oh! Io lo so bene! Giacché sanguinare nella persona e nel cuore, e più non essere, piace a Dio? Ma l’anima, come credo, deve restare pura, altrimenti giunge al Potente librandosi sulle ali l’aquila con canto di lode e con la voce di molti uccelli. È l’essenza, la forma. Bel ruscello, tu sembri commovente, mentre scorri chiaro, come l’occhio della divinità attraverso la Via lattea. Io ti conosco, ma dall’occhio sgorgano lacrime. Una vita serena vedo fiorire nelle figure della creazione che mi circondano, perché non a torto la paragono alle colombe solitarie nel cimitero. Ma il riso degli uomini sembra affliggermi, io ho infatti un cuore. vorrei essere una cometa? Così ritengo. Giacché hanno la rapidità degli uccelli; fioriscono al fuoco e sono come fanciulli nella purezza. Desiderare qualcosa di più grande la natura umana non può arrogarsi. La serenità della virtù merita anche di essere lodata dallo spirito grave, che alita tra le tre colonne del giardino. Una vergine bella deve cingersi il capo con fiori di mirto, perché è semplice la sua natura, e semplice nel sentimento. Ma vi sono mirti in Grecia.
Se uno guarda nello specchio, un uomo, e vede la sua immagine, come dipinta; somiglia all’uomo. Occhi ha l’immagine dell’uomo, mentre luce ha la luna. Il re Edipo ha forse un occhio di troppo. I dolori di quest’uomo sembrano indescrivibili, impronunciabili, inesprimibili. È per questo che il dramma li rappresenta. Ma perché ora a te penso? Come ruscelli mi trascina la fine di qualcosa che si estende come l’Asia. Questo dolore, naturalmente, lo prova Edipo. È per questo, naturalmente. Anche Eracle ha sofferto? Certo. E nella loro amicizia non hanno patito i Dioscuri il dolore? Lottare come Eracle con Dio, questo è dolore. E l’immortalità nell’invidia di questa vita, doverla dividere, è pure dolore. Ma anche questo è dolore, quando l’uomo è coperto da macchie di sole, esserne interamente ricoperto! Fa questo il bel sole: tutto infatti esso educa. Con la seduzione dei suoi raggi, come con rose, l’orbita attrae i giovani. I dolori patiti da Edipo sembrano quelli di un pover’uomo che si lamenta di ciò che gli manca. Figli di Laio, povero straniero in Grecia! La vita è morte,e anche morte è una vita.

martedì 28 giugno 2011

Non ho più parole per dire come mi sento. Le ho vendute al tempo balordo, alle utopie politiche agonizzanti e ai mercanti nauseanti che ho incontrato per via.
Setacciai l'ombra della luce per ridare simbolo magnetico al mio sperare.
E trovai solo lacrime, lo so, ma ero pura, autentica, in contatto con la bellezza.
Ora che quel contatto si è dissolto, la cura dell'anima non potrà essere filosofica.
A meno che la sophia di cui mi metta a fare ricerca non sia profondamente tragica e femminile.
Accettatemi per come sono, se credete. Ci ho messo anni per riconoscere le mie peculiarità. Non le posso più rigettare.
E se non sto bene in questo tempo, il problema è solo mio.
Un tempo avrei augurato con pietà sincera alle vittime dei miei strazi di essere benedette sempre dalla potenza dell'Arte e protette dalla fiducia nell'amore.
Confidare in queste parole di Tadeusz Kantor sarebbe un'operazione quotidiana da ripetere più volte al giorno:
"Rendere al pubblico ciò che nella vita dell'individuo c'è di più segreto, che contiene in sè un valore supremo che al mondo può apparire ridicolo, piccolo, una miseria. L'arte trae quella miseria alla luce del giorno.
Che cresca e che governi.
é questo il ruolo dell'arte.".


Ma io rimango altrove. Niente più cresce e l'anarchia è senza più freni perchè ho tradito anche l'arte, però, se credete, leggete poesie, ascoltate musica, cantate e guardate curiosi il cielo..in fondo, tutto passa finchè si sa scrutare la bellezza ed avere qualcuno vicino che cerca, diversamente, varchi simili.
Ogni tentativo di recidere le mediazioni tra io e mondo è insano , perchè ci si crede sovrani persino dei sentimenti.
Nulla invece appartiene all'uomo, nemmeno il tempo.
Se pensate di avere trovato la verità, l'avete già perduta.
Io pago la mia hubris senza sconti, come se non avessi mai letto un romanzo, visto nessun film o assistito ad una tragedia greca. Men che mai come se mi fossi laureata in filosofia e studiassi Gadamer da anni.
Ho sempre creduto nella resistenza, perchè il dolore non risparmia nessuno.
Ma stavolta tutto mi fa credere che mi stia dissolvendo.
Dove si nasconde l'errore?
Non lo so. Ma anche se lo si trovasse con certezza, resta sempre tanto amaro in bocca. Perchè la vita perduta nel frattempo non te la restituirà mai nessuno. Visto che non appartiene a nessuno, nemmeno a te che in questo momento sei sicuro di possederla ed orientarla dove tutto ciò che senti, credi e speri ti spinge a pensare sia il tuo bene.
La beffa è dietro l'angolo. E davanti, dietro, sopra e sotto tutto ciò che ti circonda.
Non resta che ascoltare e lasciare essere, forzandosi di distruggere la prigionia del proprio io, l'inconscio, il subconscio ed anche, e soprattutto, il Super Ego, pronti a ricominciare la stessa eterna lotta con un pizzico d'amore in più.
Ma a volte la macchina si inceppa, il disco s'incanta, le collezioni di bei momenti vengono del tutto dimenticate e persino l'elenco delle nevrosi si dilegua, quando il movimento si ferma ed il silenzio dell'incomprensione resta la sola dimora in cui mendicare briciole di pietà ed invocare la tregua.
Vorrei tanto essere una pianta. O magari un sasso. Ma non vorrei essere usato nè per fare il fuoco, nè essere auscultata per cercare la magia, men che mai per lapidare qualcuno. Lì, ferma, mentre il mondo diviene. L'eternità senza supremazia. Ecco cosa resta di tutti i miei ideali. Solo noia.

domenica 29 maggio 2011

Del vantaggio di non essere Dei

Si può lasciare andare qualcosa solo dopo che lo si è trattenuto. E siccome dovremo lasciare andare tutto, bisogna imparare nel tempo a contenere la stretta. Non ci facciamo più gelidi perché vogliamo essere gelidi, ma perché l’intensità dell’afferrare che esplode nella vitalità, è costretta ad affievolirsi nell’impoverimento progressivo che spetta a chi voglia farsi sempre più leggero e congiungersi con l’etere infinito nel quale siamo destinati a fluttuare come tracce, ricordi o anime quando i corpi cesseranno di compiere le loro funzioni vitali.

Dopo lotte sanguinanti, conflitti mai risolti, non c'è vita umana che non si trasfiguri nella dimensione mediana che le appartiene, ritrovando in essa la sua origine.
Nè Dei nè bestie.

A metà, in cerca di lievi contatti o di silenzi, nell'assenza di senso e gravità, lo spirito si modella senza modelli, perdendosi nell'infinito del respiro dell'Universo, calmo perchè il caos è senza alcun ordine di Re.

sabato 28 maggio 2011

In viaggio verso il tempo

Oltre l’Occidente. Né verso Oriente, né verso i poli. Oltre la grammatica, al di là della parola, del suono, delle tracce e contro ogni gerarchia. Silenziosa, sensuale e forte libertà, che non cerca assensi, consensi e commenti. E si ribella ad ogni giudizio e tentativo di cambiare le sorti altrui, confondendo l’esistere con una missione nevrastenica senza colori. Fuori dalla dicotomia “principio di piacere”- “principio di realtà”. Altrove, ovunque, per le vie del mondo e tra i sogni d’aria, acqua, terra e fuoco che insegnino di nuovo cosa sia la vita e quanto struggente e meraviglioso sia esserci, finché morte non mi separi da questo corpo benedetto e da tutte le esperienze incisive che esseri animati, inanimati, bestiali, divini, umani e troppo umani, vuoti, pieni, noiosi ed eccellenti mi hanno spinto a vivere, duellando con la mia storicità e modellandola volta per volta. Oltre Dio, anche se sempre in sua rammemorante e preveggente, ma intimissima- e perciò muta- ricerca. Ricerca di un nuovo amore allegro e rovinoso, folle e salutare come una fontana musicale che ogni tanto va in tilt, zampillando sangue e frammenti di pentagrammi...ma più in là, più in là.
Si cerca il tempo cercando lo spazio.
E ho bisogno del mondo, di impressioni e pochissime espressioni.
http://www.youtube.com/watch?v=m-y3GZrCjx0&feature=share

domenica 22 maggio 2011

Valèry e la libertà

DALLA PAROLA, AL CONCETTO, ALL’AZIONE..E POI, DI NUOVO, ALLA PAROLA.
Scrive Valèry:
LIBERTà: una di quelle parole detestabili che hanno più valore che significato; che invece di parlare, cantano; invece di rispondere, domandano; di quelle parole che hanno fatto tutti i mestieri, e la cui memoria è imbrattata di Teologia, di Metafisica, di Morale e di Politica; parole perfette per la controversia, la dialettica, l’eloquenza; appropriate sia alle analisi illusorie e alle sottigliezze infinite sia ai propositi di frasi foriere di tempesta.
Per questo nome, “Libertà”, trovo un significato preciso solo nella dinamica e nella teoria dei meccanismi, dove designa l’eccedenza del numero che definisce un sistema materiale sul numero degli ostacoli che si oppongono alle deformazioni di tale sistema, o gli impediscono certi movimenti.
Questa definizione, che deriva da una riflessione su un’osservazione elementare, meriterebbe di essere richiamata a fronte della significativa impotenza del pensiero morale a circoscrivere in una formula ciò che esso intenda con “libertà” di un essere vivente e dotato di coscienza di sé e delle proprie azioni. Ma, quando non vi è alcun riferimento comune che lo obblighi a mettersi d’accordo, nulla è più fecondo di ciò che consente alle intelligenze di dividersi e di sfruttare le loro divergenze.
Avendo dunque le une vagheggiato che l’uomo fosse libero, senza poter dire al riguardo cosa intendessero con queste parole, le altre, prontamente, immaginarono e sostennero che non lo era. Parlarono di fatalità, di necessità, e, molto più tardi, di determinismo; ma tutti questi termini appartengono esattamente allo stesso livello di precisione di quello cui si oppongono. Non arrecano alla questione alcun contributo che la sottragga a quell’indeterminatezza entro la quale tutto è vero.
Il “determinista” ci giura che, se si sapesse tutto, si sarebbe capaci anche di dedurre e predire il comportamento di ciascuno in ogni circostanza, il che è piuttosto ovvio. Il guaio è che “sapere tutto” non ha alcun senso.
Appena si stringe sui termini, in questo argomento come in tanti altri, tutto diventa assurdo: erano gonfi solo di imprecisione. Si constata facilmente che il problema non ha mai potuto essere veramente enunciato, che tale circostanza non ha mai impedito a nessuno di risolverlo, e che essa gli conferisce una sorta di eternità: esaspera la mente costringendola in un circolo chiuso. Il celebre matematico Abel, parlando di una cosa totalmente diversa, diceva: “Bisogna dare al problema una forma tale per cui sia sempre possibile risolverlo”.
È questa forma che bisognava cercare. Chè se è introvabile, il problema non esiste.
Se questa prima ricerca viene a mancare, il pensiero che si accalora su una parola si smarrisce in una quantità di espressioni particolari: a volte adotta un significato più o meno composito, una sorta di media tra quelli vigenti; altre volte un significato assolutamente convenzionale, che ben presto si confonde con quello in uso- ed ecco introdursi l’infinito degli equivoci e delle fluttuazioni del pensatore stesso.
È un errore molto facile, e tanto comune da potersi dire costante, fare di un problema di statistica e di notazioni radunate in modo casuale una questione di esistenza e di sostanza. Non vi è, non vi può essere nulla di più nel significato di una parola se non ciò che ogni intelligenza ha ricevuto dalle altre, in mille occasioni diverse e disparate, cui si aggiungono gli usi che essa stessa ne ha fatto, tutti i brancolamenti di un pensiero nascente in cerca della sua espressione. È dunque alla sola filologia, loro giudice naturale, che conviene sottoporre tutte le questioni i cui termini possono sempre essere messi in discussione. Soltanto ad essa spetta restituire le origini e le peripezie del significato e dell’uso delle parole, ed essa non presuppone loro un “significato autentico”, una profondità, un valore diverso da quello di posizione e di circostanza, che risiederebbe e sussisterebbe nel termine isolato.

lunedì 10 gennaio 2011

Antiche benedizioni solitarie

21 dicembre 2009. Conversione all'amore per l'anno che verrà.

CENERE

Infettata dalle vostre paure
Ammorbata dalle mie
Le emozioni più pure sono state
Ridotte spesso a moniti ostili
Nei confronti di quel che
Fin troppo giovane conobbi
E custodii ruvidamente
Dalla scia greve
della convivenza umana.

Oggi non esistono più scuse.
Affondo lieve nella porpora
Del mio intenso cuore
Lo proteggo di nuovo
Da qualunque insano oblio
Che la mente sciocca
Sfibrata suggerisce
Come rimedio al male.




Mi spiace, ora lo so
Lo so bene
Ci si brucia
Ma si brillerà poi ancora
Senza che cenere rimanga a lungo
Sul mio palpitare ingiusto
Verso volti lontani e stanchi
Inibiti dalla mia indecifrabilità
Avvolti dalla loro ambiguità
Seppelliti da domande errate,
forse solo da troppe risposte idiote.

Non lo so
Fallirò ancora, fallire è certo
Ma corpo e spirito sono smarriti
Se sbarrata resta la via Maestra
Che ha segnato il mio cammino,
Ed era vera, dolce e faticosa,
Sicuramente la più importante,
Che rinnegare è stato stupido
E foriero di morte.

Attendo che la cenere
Annunci il mistero
In luoghi e tempi
Che torneranno a bruciare
Come segni dell'unico incanto
Degno d'esser vissuto.

mercoledì 27 ottobre 2010

45 suggerimenti per sopravvivere nei prossimi dieci anni.

Dalla domenica del sole 24 ore del 17 ottobre 2010.

Aspettando i prossimi dieci anni

Un sorriso e sopravviveremo

Pessimista radicale, il romanziere canadese si difende dal clima avverso con l'ironia e dice come cavarsela - di Douglas Coupland scrittore

Douglas Coupland, scrittore di culto, autore di bestseller internazionali come «Generazione X» (1992), ha appena iniziato a Vancouver, dove vive, un ciclo di cinque lezioni («Massey Lectures») in diretta per la televisione canadese Cbc. Obiettivo: un romanzo in cinque ore. Nel testo che pubblichiamo, lui pessimista radicale, rivela come sarà il prossimo decennio con 45 suggerimenti per sopravvivere.


1 Staremo peggio
Niente rose e fiori nel nostro futuro. L'ascensore non sale, scende soltanto. La nota lieta è che a un certo punto si fermerà.

2 Il futuro non sarà futuristico
Sarà semplicemente strano e incontrollato, com'è adesso, perché cambiano troppe cose e troppo in fretta. Il futuro sembra strano perché è imprevedibile. Se il futuro non sembrasse stranamente inaspettato, vorrebbe dire che c'è qualcosa di sbagliato.

3 Il futuro accadrà, qualunque cosa facciamo.
Il futuro ci sembrerà ancora più veloce di oggi.
Le prossime infornate di tecnologie rivoluzionarie arriveranno, a prescindere da chi, , dove, o come le inventerà. Il futuro non è dettato solo dalla tecnologia, ma la tecnologia finisce sempre per lasciare il segno. L'unico fattore ignoto è il ritmo di apparizione delle nuove tecnologie. Questo determinismo tecnologico, con la sua sensazione di costante attesa di una nuova tecnologia epocale al giorno, è uno dei tratti distintivi del decennio che comincia.

4 Trasferitevi a Vancouver, San Diego, Shannon o Liverpool.
Gli sconvolgimenti climatici colpiranno anche in queste città delle coste ovest, ma almeno non si rischierà l'evaporazione da caldo o l'ibernazione da freddo.

5 Passerete gran parte del vostro tempo sentendovi come un cane legato a un paletto fuori dal negozio di alimentari: l'ansia da separazione diventerà uno stato permanente.

6 La classe media è morta e non tornerà più
Vi ricordate gli agenti di viaggio? Vi ricordate che a un certo punto sono praticamente svaniti nel nulla? é la fine che faranno tutti gli altri lavori che un tempo ci rendevano classe media: finiranno risucchiati in quel buco magico aspira-occupazione e cancella-ceti sociali dove sono svaniti per sempre gli agenti di viaggio. Ma questo non impedirà alle persone di continuare a considerarsi classe media, e con il passare degli anni diventeremo come il Sud prima della Guerra di Secessione, dove la gente si identificava con lo status sociale dei suoi antenati di tre generazioni prima. Benvenuti nel nuovo monoceto!

7 Il commercio al dettaglio comincerà ad assomigliare a un emporio messicano
In Messico, se vuoi comprare uno spazzolino da denti vai in un emporio, dove tutti gli oggetti in vendita sono esposti in contenitori di vetro lungo le pareti del negozio. Scegli lo spazzolino e uno dei troppi commessi presenti corre dietro a prendertelo. Non è molto efficiente, ma dà qualcosa da fare durante il giorno a persone che altrimenti sarebbero inoccupate.

8 Cercate di prendervi una casa vicino a una fermata della metropolitana
In un mondo di petrolio alle stelle sono gli unici immobili che non si svaluteranno, o addirittura aumenteranno di valore.

9 I quartieri di villette in periferia sono destinati a scomparire, specialmente quelli in stile California
è scontato, ma le case disabitate diventeranno luoghi di ritrovo ideali per bande criminali, gente strana e soggetti dediti ad attività illegali.I finti cancelli all'ingresso dei quartieri recintati diventeranno cancelli veri, e gli scheletri carbonizzati delle vecchie case per i colletti bianchi serviranno solo a rendere ancora più lugubri ed esotici gli edifici ancora in piedi.

10 Così com'è impossibile tornare a un computer più lento, è impossibile tornare a un livello di connettività più ridotto.

11 I vecchi non saranno più così sprovveduti.
Niente più motori di ricerca tarati appositamente per gli over 60, perchè i vecchi saranno un pochino più giovani di oggi

12 Aspettatevi meno
Non nulla, semplicemente meno

13 Godetevi la lattuga finchè potete.
E qualunque altra cosa che arrivi nella vostra vita a bordo di un camion. Per le verdure, abituatevi a quello che servivano negli alberghi delle stazioni ferroviarie alla fine dell'Ottocento. Marmellate. Conserve. Tutto sottaceto.

14 Qualcosa di più intelligente di noi sta per emergere
Grazie, algoritmi e cloud computing

15 Assicuratevi di avere qualcuno che vi cambi il pannolone
Sponsorizzate una classe di studenti di medicina. Adottate una crisi cardiaca intorno ai 50 anni

16 "Voi" vi trasformerete in una nube di dati che gira intorno al pianeta come una foschia sottile
è già abbastanza difficile capire come ci percepiscono gli altri fisicamente, ma il vostro io globale, informatico ed ectoplasmatico è altrettanto molesto: le vostre abitudini di spesa, i messaggi che avete lasciato sui blog, le vostre apparizioni sulle telecamere a circuito chiuso, tutto concorre a creare un io virtuale che forse vi risulterà estraneo e non vi piacerà.

17 Non vi sfinite a cercare di essere un individuo.
Siete diventati un nodo della Rete. Non cullatevi nell'illusione di essere un romantico individuo solitario. Nel nuovo ordine, siete solo un nodo. Non c'è scampo.

18 Le discariche dissotterrate intaseranno il mercato di manufatti del XX secolo.

19 L'Artico diventerà come l'Antartide: uno spazio di tutti e di nessuno.
Chi possiede l'Antartide? Tutti e nessuno. è una torta tagliata in fette non tutelabili dal tribunale. E prima di innervosirvi, domandatevi, se siete canadesi: siete in grado di tracciare una mappa anche solo vagamente convincente di tutte quelle isole nel Nunavut e nei Territori del Nordovest? Forza, disegnatemi al volo l'isola di Ellesmere.

20 Il Nordamerica potrebbe disgregarsi in tempi rapidi, come l'Europa dell'Est nel 1989.
Il Québec, tranquillamente e abbastanza affabilmente, sceglierà di lasciare il Canada. La California valuterà l'opotesi di dividersi in due Stati, fiscale e non fiscale. Cuba diventerà un Club Med armato. Gli Stati dell'Odio formeranno una coalizione.

21 Continueremo a essere tormentati dai fanatici della freddura, ma dovremo essere indulgenti perchè si scoprirà che la freddura è una specie di anomalia da overdose di connessione: il fredduraio, come quelli affetti dalla sindrome di Tourette, è fisiologicamente incapace di non freddurare.

22 Il senso del tempo continuerà a sfilacciarsi. Gli anni vi sembreranno ore.

23 Tutti proveranno le stesse cose che provate voi.
C'è una certa consolazione a trovarsi là.

24 Diventerà molto più facile spiegare perchè siete fatti come siete fatti.
Gran parte di quella che oggi chiamiamo "personalità" potrà essere spiegata in termini di funzioni chimiche e strutturali del cervello.

25 I sogni diventeranno più belli

26 Essere soli diventerà più facile

27 Rimorchiare diventerà sempre più meccanico e binario

28 Diventerà più difficile vedere la propria vita come una "storia".
Il modo in cui definiamo la nostra autopercezione continuerà a mutare attraverso nuovi metodi di socializzazione. Il concetto della propria vita come una storia apparirà un pò datato e smielato. La vostra vita diventa, a prescindere dal numero di amici che avete online.

29 Avrete più voce in capitolo su quanto lunga o breve volete che sembri la vostra vita.
La percezione del tempo ha molto a che fare con l'ordine che date alle vostre attività, con la quantità di attività che accumulate e con il tipo di spazi che lasciate (se ne lasciate) fra un'attività e l'altra.

30. Alcuni disturbi medici verranno visti come difetti di sequenziamento.
La capacità di creare e ricordare delle sequenze è un'abilità quasi esclusivamente umana (è stato dimostrato che alcuni corvacei sono in grado di ordinare le cose in sequenza). I cani, nonostante siano molto intelligenti, non sono ancora in grado di formare delle sequenze; è per questo che nelle mostre canine gli animali ben addestrati vengono portati al guinzaglio invece di completare il percorso autonomamente.

31. Le città assomiglieranno sempre più a confezioni Microsoft.
"Stavamo volando sopra Phoenix e mi sembrava di guardare la confezione raggrinzita di una MS Digital Image SUite 2006"

32 La comprensione della musica abbatterà tutte le barriere generazionali

33 Quelli che rifuggono le nuove tecnologie saranno visti come maniaci del controllo passivi-aggressivi, che cercano di irretire gli altri nel loro mondo, più o meno come le adolescenti vegetariane nei primi anni 80.
1980: "Non possiamo andare in quel ristorante. Karen è vegetariana e non hanno niente per lei"
2010: "In quale ristorante andiamo? Non lo so. Doveva dirmelo Karen, ma non ha un cellulare e non posso chiederglielo. Condiziona sempre gli altri, sono stufo. Andiamo da qualche parte e non diciamole dove".
34 Vi troverete inaspettatamente a rimpiangere gli anni 90
35 Gli stupidi comanderanno, solo per essere sostituiti da gente ancora più stupia.
Vivremo in un mondo senza re, solo principi in cui ormai non abbiamo più fede
36 La deriva metaforica diventerà endemica
Le parole adottate dalla tecnologia sconfineranno sempre più in nuovi ambiti, al punto da osservare leggi grammaticali differenti (ad esempio il mouse del computer, che in inglese al plurale fa mouses mentre il mouse-topo farebbe mice)
37 La gente smetterà di preoccuparsi di come appare agli altri
Il numero di categorie tribali di cui entrare a far parte diventerà infinito. Per usare un'analogia liceale, 40 anni fa c'erano i fichi e i secchioni. Oggi ci sono i gotici, gli emo, i punk, i metallari, i nerd e così via.

38. Sapere tutto diventerà noioso.
Cominciò come una cosa simpatica: a una cena con sei persone qualcuno fa una domanda su quel film giapponese che hai visto nel 1997 (Tampopo) , o chiede se Joey Bishop è ancora vivo (no). E nel giro di pochi minuti trovi la risposta per ogni cosa.

39 L'Ikea diventerà un santuario sempre più spirituale

40 In generale diventeremo più prosaici riguardo al nostro corpo

41 Il futuro della politica è l'impianto attento ed efficace, nelle menti degli elettori, di immagini impossibili da rimuovere

42 Passerete un mucchio di tempo a fare shopping online dalla vostra cella
L'ipercriminalizzazione delle classi basse, abbinata al trionfo dello shopping come attività culturale dominante, creerà un mondo in cui i due poli della società saranno lo shopping e il carcere.

43 Andare al lavoro offrirà sfide nuove ed eccitanti.
Acciottolati, buche, latrine, autobus sovraffollati, guardie del corpo a tempo, rapinatori, rapitori, campeggiatori abusivi, vecchie pazze coi denti storti che vi lanciano anatemi, paesani terrorizzati, ladri di organi, esibizionisti e tanta, salutare aria fresca.

44 La vostra vita onirica assomiglierà sempre di più a Google Street View

45 Accetteremo l'evidente verità che tutto questo ce lo siamo cercato.