domenica 29 maggio 2011

Del vantaggio di non essere Dei

Si può lasciare andare qualcosa solo dopo che lo si è trattenuto. E siccome dovremo lasciare andare tutto, bisogna imparare nel tempo a contenere la stretta. Non ci facciamo più gelidi perché vogliamo essere gelidi, ma perché l’intensità dell’afferrare che esplode nella vitalità, è costretta ad affievolirsi nell’impoverimento progressivo che spetta a chi voglia farsi sempre più leggero e congiungersi con l’etere infinito nel quale siamo destinati a fluttuare come tracce, ricordi o anime quando i corpi cesseranno di compiere le loro funzioni vitali.

Dopo lotte sanguinanti, conflitti mai risolti, non c'è vita umana che non si trasfiguri nella dimensione mediana che le appartiene, ritrovando in essa la sua origine.
Nè Dei nè bestie.

A metà, in cerca di lievi contatti o di silenzi, nell'assenza di senso e gravità, lo spirito si modella senza modelli, perdendosi nell'infinito del respiro dell'Universo, calmo perchè il caos è senza alcun ordine di Re.

sabato 28 maggio 2011

In viaggio verso il tempo

Oltre l’Occidente. Né verso Oriente, né verso i poli. Oltre la grammatica, al di là della parola, del suono, delle tracce e contro ogni gerarchia. Silenziosa, sensuale e forte libertà, che non cerca assensi, consensi e commenti. E si ribella ad ogni giudizio e tentativo di cambiare le sorti altrui, confondendo l’esistere con una missione nevrastenica senza colori. Fuori dalla dicotomia “principio di piacere”- “principio di realtà”. Altrove, ovunque, per le vie del mondo e tra i sogni d’aria, acqua, terra e fuoco che insegnino di nuovo cosa sia la vita e quanto struggente e meraviglioso sia esserci, finché morte non mi separi da questo corpo benedetto e da tutte le esperienze incisive che esseri animati, inanimati, bestiali, divini, umani e troppo umani, vuoti, pieni, noiosi ed eccellenti mi hanno spinto a vivere, duellando con la mia storicità e modellandola volta per volta. Oltre Dio, anche se sempre in sua rammemorante e preveggente, ma intimissima- e perciò muta- ricerca. Ricerca di un nuovo amore allegro e rovinoso, folle e salutare come una fontana musicale che ogni tanto va in tilt, zampillando sangue e frammenti di pentagrammi...ma più in là, più in là.
Si cerca il tempo cercando lo spazio.
E ho bisogno del mondo, di impressioni e pochissime espressioni.
http://www.youtube.com/watch?v=m-y3GZrCjx0&feature=share

domenica 22 maggio 2011

Valèry e la libertà

DALLA PAROLA, AL CONCETTO, ALL’AZIONE..E POI, DI NUOVO, ALLA PAROLA.
Scrive Valèry:
LIBERTà: una di quelle parole detestabili che hanno più valore che significato; che invece di parlare, cantano; invece di rispondere, domandano; di quelle parole che hanno fatto tutti i mestieri, e la cui memoria è imbrattata di Teologia, di Metafisica, di Morale e di Politica; parole perfette per la controversia, la dialettica, l’eloquenza; appropriate sia alle analisi illusorie e alle sottigliezze infinite sia ai propositi di frasi foriere di tempesta.
Per questo nome, “Libertà”, trovo un significato preciso solo nella dinamica e nella teoria dei meccanismi, dove designa l’eccedenza del numero che definisce un sistema materiale sul numero degli ostacoli che si oppongono alle deformazioni di tale sistema, o gli impediscono certi movimenti.
Questa definizione, che deriva da una riflessione su un’osservazione elementare, meriterebbe di essere richiamata a fronte della significativa impotenza del pensiero morale a circoscrivere in una formula ciò che esso intenda con “libertà” di un essere vivente e dotato di coscienza di sé e delle proprie azioni. Ma, quando non vi è alcun riferimento comune che lo obblighi a mettersi d’accordo, nulla è più fecondo di ciò che consente alle intelligenze di dividersi e di sfruttare le loro divergenze.
Avendo dunque le une vagheggiato che l’uomo fosse libero, senza poter dire al riguardo cosa intendessero con queste parole, le altre, prontamente, immaginarono e sostennero che non lo era. Parlarono di fatalità, di necessità, e, molto più tardi, di determinismo; ma tutti questi termini appartengono esattamente allo stesso livello di precisione di quello cui si oppongono. Non arrecano alla questione alcun contributo che la sottragga a quell’indeterminatezza entro la quale tutto è vero.
Il “determinista” ci giura che, se si sapesse tutto, si sarebbe capaci anche di dedurre e predire il comportamento di ciascuno in ogni circostanza, il che è piuttosto ovvio. Il guaio è che “sapere tutto” non ha alcun senso.
Appena si stringe sui termini, in questo argomento come in tanti altri, tutto diventa assurdo: erano gonfi solo di imprecisione. Si constata facilmente che il problema non ha mai potuto essere veramente enunciato, che tale circostanza non ha mai impedito a nessuno di risolverlo, e che essa gli conferisce una sorta di eternità: esaspera la mente costringendola in un circolo chiuso. Il celebre matematico Abel, parlando di una cosa totalmente diversa, diceva: “Bisogna dare al problema una forma tale per cui sia sempre possibile risolverlo”.
È questa forma che bisognava cercare. Chè se è introvabile, il problema non esiste.
Se questa prima ricerca viene a mancare, il pensiero che si accalora su una parola si smarrisce in una quantità di espressioni particolari: a volte adotta un significato più o meno composito, una sorta di media tra quelli vigenti; altre volte un significato assolutamente convenzionale, che ben presto si confonde con quello in uso- ed ecco introdursi l’infinito degli equivoci e delle fluttuazioni del pensatore stesso.
È un errore molto facile, e tanto comune da potersi dire costante, fare di un problema di statistica e di notazioni radunate in modo casuale una questione di esistenza e di sostanza. Non vi è, non vi può essere nulla di più nel significato di una parola se non ciò che ogni intelligenza ha ricevuto dalle altre, in mille occasioni diverse e disparate, cui si aggiungono gli usi che essa stessa ne ha fatto, tutti i brancolamenti di un pensiero nascente in cerca della sua espressione. È dunque alla sola filologia, loro giudice naturale, che conviene sottoporre tutte le questioni i cui termini possono sempre essere messi in discussione. Soltanto ad essa spetta restituire le origini e le peripezie del significato e dell’uso delle parole, ed essa non presuppone loro un “significato autentico”, una profondità, un valore diverso da quello di posizione e di circostanza, che risiederebbe e sussisterebbe nel termine isolato.

lunedì 10 gennaio 2011

Antiche benedizioni solitarie

21 dicembre 2009. Conversione all'amore per l'anno che verrà.

CENERE

Infettata dalle vostre paure
Ammorbata dalle mie
Le emozioni più pure sono state
Ridotte spesso a moniti ostili
Nei confronti di quel che
Fin troppo giovane conobbi
E custodii ruvidamente
Dalla scia greve
della convivenza umana.

Oggi non esistono più scuse.
Affondo lieve nella porpora
Del mio intenso cuore
Lo proteggo di nuovo
Da qualunque insano oblio
Che la mente sciocca
Sfibrata suggerisce
Come rimedio al male.




Mi spiace, ora lo so
Lo so bene
Ci si brucia
Ma si brillerà poi ancora
Senza che cenere rimanga a lungo
Sul mio palpitare ingiusto
Verso volti lontani e stanchi
Inibiti dalla mia indecifrabilità
Avvolti dalla loro ambiguità
Seppelliti da domande errate,
forse solo da troppe risposte idiote.

Non lo so
Fallirò ancora, fallire è certo
Ma corpo e spirito sono smarriti
Se sbarrata resta la via Maestra
Che ha segnato il mio cammino,
Ed era vera, dolce e faticosa,
Sicuramente la più importante,
Che rinnegare è stato stupido
E foriero di morte.

Attendo che la cenere
Annunci il mistero
In luoghi e tempi
Che torneranno a bruciare
Come segni dell'unico incanto
Degno d'esser vissuto.

mercoledì 27 ottobre 2010

45 suggerimenti per sopravvivere nei prossimi dieci anni.

Dalla domenica del sole 24 ore del 17 ottobre 2010.

Aspettando i prossimi dieci anni

Un sorriso e sopravviveremo

Pessimista radicale, il romanziere canadese si difende dal clima avverso con l'ironia e dice come cavarsela - di Douglas Coupland scrittore

Douglas Coupland, scrittore di culto, autore di bestseller internazionali come «Generazione X» (1992), ha appena iniziato a Vancouver, dove vive, un ciclo di cinque lezioni («Massey Lectures») in diretta per la televisione canadese Cbc. Obiettivo: un romanzo in cinque ore. Nel testo che pubblichiamo, lui pessimista radicale, rivela come sarà il prossimo decennio con 45 suggerimenti per sopravvivere.


1 Staremo peggio
Niente rose e fiori nel nostro futuro. L'ascensore non sale, scende soltanto. La nota lieta è che a un certo punto si fermerà.

2 Il futuro non sarà futuristico
Sarà semplicemente strano e incontrollato, com'è adesso, perché cambiano troppe cose e troppo in fretta. Il futuro sembra strano perché è imprevedibile. Se il futuro non sembrasse stranamente inaspettato, vorrebbe dire che c'è qualcosa di sbagliato.

3 Il futuro accadrà, qualunque cosa facciamo.
Il futuro ci sembrerà ancora più veloce di oggi.
Le prossime infornate di tecnologie rivoluzionarie arriveranno, a prescindere da chi, , dove, o come le inventerà. Il futuro non è dettato solo dalla tecnologia, ma la tecnologia finisce sempre per lasciare il segno. L'unico fattore ignoto è il ritmo di apparizione delle nuove tecnologie. Questo determinismo tecnologico, con la sua sensazione di costante attesa di una nuova tecnologia epocale al giorno, è uno dei tratti distintivi del decennio che comincia.

4 Trasferitevi a Vancouver, San Diego, Shannon o Liverpool.
Gli sconvolgimenti climatici colpiranno anche in queste città delle coste ovest, ma almeno non si rischierà l'evaporazione da caldo o l'ibernazione da freddo.

5 Passerete gran parte del vostro tempo sentendovi come un cane legato a un paletto fuori dal negozio di alimentari: l'ansia da separazione diventerà uno stato permanente.

6 La classe media è morta e non tornerà più
Vi ricordate gli agenti di viaggio? Vi ricordate che a un certo punto sono praticamente svaniti nel nulla? é la fine che faranno tutti gli altri lavori che un tempo ci rendevano classe media: finiranno risucchiati in quel buco magico aspira-occupazione e cancella-ceti sociali dove sono svaniti per sempre gli agenti di viaggio. Ma questo non impedirà alle persone di continuare a considerarsi classe media, e con il passare degli anni diventeremo come il Sud prima della Guerra di Secessione, dove la gente si identificava con lo status sociale dei suoi antenati di tre generazioni prima. Benvenuti nel nuovo monoceto!

7 Il commercio al dettaglio comincerà ad assomigliare a un emporio messicano
In Messico, se vuoi comprare uno spazzolino da denti vai in un emporio, dove tutti gli oggetti in vendita sono esposti in contenitori di vetro lungo le pareti del negozio. Scegli lo spazzolino e uno dei troppi commessi presenti corre dietro a prendertelo. Non è molto efficiente, ma dà qualcosa da fare durante il giorno a persone che altrimenti sarebbero inoccupate.

8 Cercate di prendervi una casa vicino a una fermata della metropolitana
In un mondo di petrolio alle stelle sono gli unici immobili che non si svaluteranno, o addirittura aumenteranno di valore.

9 I quartieri di villette in periferia sono destinati a scomparire, specialmente quelli in stile California
è scontato, ma le case disabitate diventeranno luoghi di ritrovo ideali per bande criminali, gente strana e soggetti dediti ad attività illegali.I finti cancelli all'ingresso dei quartieri recintati diventeranno cancelli veri, e gli scheletri carbonizzati delle vecchie case per i colletti bianchi serviranno solo a rendere ancora più lugubri ed esotici gli edifici ancora in piedi.

10 Così com'è impossibile tornare a un computer più lento, è impossibile tornare a un livello di connettività più ridotto.

11 I vecchi non saranno più così sprovveduti.
Niente più motori di ricerca tarati appositamente per gli over 60, perchè i vecchi saranno un pochino più giovani di oggi

12 Aspettatevi meno
Non nulla, semplicemente meno

13 Godetevi la lattuga finchè potete.
E qualunque altra cosa che arrivi nella vostra vita a bordo di un camion. Per le verdure, abituatevi a quello che servivano negli alberghi delle stazioni ferroviarie alla fine dell'Ottocento. Marmellate. Conserve. Tutto sottaceto.

14 Qualcosa di più intelligente di noi sta per emergere
Grazie, algoritmi e cloud computing

15 Assicuratevi di avere qualcuno che vi cambi il pannolone
Sponsorizzate una classe di studenti di medicina. Adottate una crisi cardiaca intorno ai 50 anni

16 "Voi" vi trasformerete in una nube di dati che gira intorno al pianeta come una foschia sottile
è già abbastanza difficile capire come ci percepiscono gli altri fisicamente, ma il vostro io globale, informatico ed ectoplasmatico è altrettanto molesto: le vostre abitudini di spesa, i messaggi che avete lasciato sui blog, le vostre apparizioni sulle telecamere a circuito chiuso, tutto concorre a creare un io virtuale che forse vi risulterà estraneo e non vi piacerà.

17 Non vi sfinite a cercare di essere un individuo.
Siete diventati un nodo della Rete. Non cullatevi nell'illusione di essere un romantico individuo solitario. Nel nuovo ordine, siete solo un nodo. Non c'è scampo.

18 Le discariche dissotterrate intaseranno il mercato di manufatti del XX secolo.

19 L'Artico diventerà come l'Antartide: uno spazio di tutti e di nessuno.
Chi possiede l'Antartide? Tutti e nessuno. è una torta tagliata in fette non tutelabili dal tribunale. E prima di innervosirvi, domandatevi, se siete canadesi: siete in grado di tracciare una mappa anche solo vagamente convincente di tutte quelle isole nel Nunavut e nei Territori del Nordovest? Forza, disegnatemi al volo l'isola di Ellesmere.

20 Il Nordamerica potrebbe disgregarsi in tempi rapidi, come l'Europa dell'Est nel 1989.
Il Québec, tranquillamente e abbastanza affabilmente, sceglierà di lasciare il Canada. La California valuterà l'opotesi di dividersi in due Stati, fiscale e non fiscale. Cuba diventerà un Club Med armato. Gli Stati dell'Odio formeranno una coalizione.

21 Continueremo a essere tormentati dai fanatici della freddura, ma dovremo essere indulgenti perchè si scoprirà che la freddura è una specie di anomalia da overdose di connessione: il fredduraio, come quelli affetti dalla sindrome di Tourette, è fisiologicamente incapace di non freddurare.

22 Il senso del tempo continuerà a sfilacciarsi. Gli anni vi sembreranno ore.

23 Tutti proveranno le stesse cose che provate voi.
C'è una certa consolazione a trovarsi là.

24 Diventerà molto più facile spiegare perchè siete fatti come siete fatti.
Gran parte di quella che oggi chiamiamo "personalità" potrà essere spiegata in termini di funzioni chimiche e strutturali del cervello.

25 I sogni diventeranno più belli

26 Essere soli diventerà più facile

27 Rimorchiare diventerà sempre più meccanico e binario

28 Diventerà più difficile vedere la propria vita come una "storia".
Il modo in cui definiamo la nostra autopercezione continuerà a mutare attraverso nuovi metodi di socializzazione. Il concetto della propria vita come una storia apparirà un pò datato e smielato. La vostra vita diventa, a prescindere dal numero di amici che avete online.

29 Avrete più voce in capitolo su quanto lunga o breve volete che sembri la vostra vita.
La percezione del tempo ha molto a che fare con l'ordine che date alle vostre attività, con la quantità di attività che accumulate e con il tipo di spazi che lasciate (se ne lasciate) fra un'attività e l'altra.

30. Alcuni disturbi medici verranno visti come difetti di sequenziamento.
La capacità di creare e ricordare delle sequenze è un'abilità quasi esclusivamente umana (è stato dimostrato che alcuni corvacei sono in grado di ordinare le cose in sequenza). I cani, nonostante siano molto intelligenti, non sono ancora in grado di formare delle sequenze; è per questo che nelle mostre canine gli animali ben addestrati vengono portati al guinzaglio invece di completare il percorso autonomamente.

31. Le città assomiglieranno sempre più a confezioni Microsoft.
"Stavamo volando sopra Phoenix e mi sembrava di guardare la confezione raggrinzita di una MS Digital Image SUite 2006"

32 La comprensione della musica abbatterà tutte le barriere generazionali

33 Quelli che rifuggono le nuove tecnologie saranno visti come maniaci del controllo passivi-aggressivi, che cercano di irretire gli altri nel loro mondo, più o meno come le adolescenti vegetariane nei primi anni 80.
1980: "Non possiamo andare in quel ristorante. Karen è vegetariana e non hanno niente per lei"
2010: "In quale ristorante andiamo? Non lo so. Doveva dirmelo Karen, ma non ha un cellulare e non posso chiederglielo. Condiziona sempre gli altri, sono stufo. Andiamo da qualche parte e non diciamole dove".
34 Vi troverete inaspettatamente a rimpiangere gli anni 90
35 Gli stupidi comanderanno, solo per essere sostituiti da gente ancora più stupia.
Vivremo in un mondo senza re, solo principi in cui ormai non abbiamo più fede
36 La deriva metaforica diventerà endemica
Le parole adottate dalla tecnologia sconfineranno sempre più in nuovi ambiti, al punto da osservare leggi grammaticali differenti (ad esempio il mouse del computer, che in inglese al plurale fa mouses mentre il mouse-topo farebbe mice)
37 La gente smetterà di preoccuparsi di come appare agli altri
Il numero di categorie tribali di cui entrare a far parte diventerà infinito. Per usare un'analogia liceale, 40 anni fa c'erano i fichi e i secchioni. Oggi ci sono i gotici, gli emo, i punk, i metallari, i nerd e così via.

38. Sapere tutto diventerà noioso.
Cominciò come una cosa simpatica: a una cena con sei persone qualcuno fa una domanda su quel film giapponese che hai visto nel 1997 (Tampopo) , o chiede se Joey Bishop è ancora vivo (no). E nel giro di pochi minuti trovi la risposta per ogni cosa.

39 L'Ikea diventerà un santuario sempre più spirituale

40 In generale diventeremo più prosaici riguardo al nostro corpo

41 Il futuro della politica è l'impianto attento ed efficace, nelle menti degli elettori, di immagini impossibili da rimuovere

42 Passerete un mucchio di tempo a fare shopping online dalla vostra cella
L'ipercriminalizzazione delle classi basse, abbinata al trionfo dello shopping come attività culturale dominante, creerà un mondo in cui i due poli della società saranno lo shopping e il carcere.

43 Andare al lavoro offrirà sfide nuove ed eccitanti.
Acciottolati, buche, latrine, autobus sovraffollati, guardie del corpo a tempo, rapinatori, rapitori, campeggiatori abusivi, vecchie pazze coi denti storti che vi lanciano anatemi, paesani terrorizzati, ladri di organi, esibizionisti e tanta, salutare aria fresca.

44 La vostra vita onirica assomiglierà sempre di più a Google Street View

45 Accetteremo l'evidente verità che tutto questo ce lo siamo cercato.

venerdì 24 settembre 2010

The wild blue yonder



http://www.youtube.com/watch?v=0OBBeApW_f8&p=EB04F65F0AF759CB&index=5&playnext=3

"Finora voi quale velocità avete raggiunto?

Supponiamo che tu abbia iniziato il viaggio 20mila anni fa
All’epoca dell’uomo di Cro-magnon dei dipinti paleolitici nelle grotte del sud della Francia
Vai a caccia di bisonti, rinoceronti, mammut
Continui a 55mila miglia all’ora per altri 10mila anni
Ora sei nel Neolitico
L’umanità scopre l’agricoltura, alleva gli animali:
pecore, capre, cavalli, maiali e, quando dico maiali, intendo quelli domestici
questo è stato il primo peccato più grave dell’umanità
perché? Perché per allevare gli animali, devi diventare sedentario
nascono quindi i villaggi, dai villaggi i paesi, dai paesi le città,
che generano tutti i problemi che porteranno alla distruzione dell’uomo
allevare cani non è peccato perché aiutano l’uomo a cacciare quando è ancora nomade
ma allevare maiali si che lo è. Ho divagato
la nave continua per altri seimila anni
l’antico Egitto, i faraoni, le piramidi
ancora 2mila anni e siamo nell’antica Grecia, nell’antica Roma,
nel Medioevo ed altri peccati.
Secondo un poeta italiano sarebbe una buona idea
Scalare una montagna solo per divertimento
Gli svizzeri non lo fanno e gli sherpa l’hanno fatto solo quando
Gli inglesi annoiati del XIX secolo li hanno pagati per farlo
E così hanno rubato alla montagna la sua identità
Questo è stato peccato.
L’astronave continua il suo viaggio:
dichiarazione d’indipendenza, la Prima guerra mondiale, il comunismo,la seconda guerra mondiale, Marylin Monroe, Elvis Presley, fio ad arrivare ai giorni nostri.
Allora, quanto siete andati lontano?
Avete fatto solo il 15 per cento del viaggio per Alpha Centauri
Avete procreato soltanto 500 generazioni
Come potevate evitare unioni tra consanguinei, ribellioni, omicidi?
Come siete riusciti a non diventare dei mostri senza sapere
Da dove venivate o perché avete iniziato il viaggio?
Aggiungo anche che la stella più vicina
Che possiamo considerare non letale
Non è quella a 4 anni luce e mezzo, ma quella a più di 200 mila"

L'alieno, però, non considerava l'impressionante velocità di internet...
Non so quali impressioni possa avere suscitato la visione di questa "distopia" herzogiana. So solo dire che per me sono stati 80 minuti molto strani, cori sardi detestati massimamente a parte.
Ad un certo punto del documentario immaginario fantascientifico di Herzog, l'alieno Brad Dourif tocca il punto cruciale, la causa che ha portato allo scempio in cui viviamo oggi e che, quando lui racconta, si è già definitivamente compiuto.
Nato per essere un viandante senza tregua, l'uomo ha peccato e peccato gravemente accettando come sua caratteristica più evidente la sedentarietà.
Quest'accusa alla mancanza di ricerca nello spazio da parte dei terrestri forse non giungerà a chiunque come la chiave di volta essenziale per comprendere perchè siamo ridotti così e per quale ragione, più di qualunque contesa ideologica, prima di qualsiasi seria discussione persino sulla crisi economica e la disoccupazione, non ci sia niente di più urgente cui pensare se non il destino della terra.
Civiltà& progresso = morte della natura ed atrofizzazione del nomadismo che l'animale che ha ingenuamente e superbamente creduto di essere razionale e capace di grandi cose ha ignorato essere la sua caratteristica primordiale che, repressa dalla civilizzazione, resiste soltanto in poche etnie, dai più considerate "rozze", pericolose, inaffidabili.
A chi come me, già pigra e viziata dalla vita "intellettuale" ed affettiva, ha chiaro quali siano gli effetti generati su tutto il pianeta da questo modus vivendi occidentale, non resta forse altro che dichiararsi palmipedone, ostile all'edificare, al fondare, colonizzare, costruire e gettare basi, solo per inseguire quel perverso desiderio di stanziarsi anziché lasciare fluire, senza possesso alcuno, questo strano miscuglio di passioni e vanità che è la vita. Chissà, forse questo atteggiamento più che lassismo e strafottenza, assenza di responsabilità totale, potrebbe un dì essere interpretato come la sola forma di resistenza possibile proprio questa astensione decisa dal "segno"diretto, al quale si preferisce solo quello differito. Derrida ha riempito tanti cervelli, del resto, sicchè potrebbe davvero condizionare a livello globale una nuova visione etica del presente, come un meditato sentire comune nuovo, introdotto e trasmesso da parte di chiunque faccia i conti con la contemporaneità ed abbia scelto in che modo autentico viverla.
L'indietreggiare come l’unico atto d’amore che ancora si può rendere alla terra... e tendenzialmente anche nelle relazioni con gli altri...può darsi...
Ma ci sarà un motivo più "umano", forse, che ha provocato tutto questo, no? Qualcosa che un alieno non avrebbe forse mai potuto comprendere... Noi occidentali capitalisti abbiamo esagerato in un modo inenarrabile, però qualche strada da battere e cercare prima che sia troppo tardi forse ancora c'è data...Forse l'ignoto spazio profondo è un altro, quello che non tutti gli uomini sono pronti, capaci ed intenzionati ad esplorare.
Peccato, perchè chi inizia quel viaggio cerca quasi sempre anche il sacro, il che lo allontana da ogni pretesa fondativa e violenta verso la Natura e necessariamente lo spinge a ridurre l'aggressività nei confronti degli altri. O forse no, non è così. Non importa. Che anche la contraddizione inconcludente sia gettata in questo indifferenziato caos virtuale senza posa! Perdonate il mio più o meno noto spazio superficiale e proseguite il viaggio.
La sola profondità, del resto, qui possono cercare di darla alcune sconnesse riflessioni e rapide immagini tremolanti del nostro tempo fuori dal tempo, vigilia di sventura o di imperscrutabili nuove epoche di bellezza. Dipende dal nostro sguardo. Alla faccia di Herzog e dei suoi alieni.

I PALMIPEDONI



Tutta la vita dell'uomo viene determinata dalle domande che si pone e, di conseguenza, dalle tracce che lascia nel suo passaggio, qualunque durata esso abbia.



Nessuna esistenza è identica all'altra. Si somigliano tra di loro alcune esistenze, in certi aspetti universali e, talvolta, in certi piccoli particolari e solo "analogicamente", pertanto, si può cercare di avvicinarsi all'altro, in un movimento reciproco, scandito dalle parole, dai sogni, dalle azioni e dagli sguardi, chiamato "conoscenza". E lo si fa naturalmente, perchè è un piacere farla. Ma con chi?

Ci si accosta davvero all'uomo, al bambino, all'adulto ed al vecchio che si hanno davanti, come ciò che siamo stati, siamo e saremo, per cogliere qualcosa della loro essenza e regalare qualcosa di nostro, avendo a cuore ogni incontro con l'altro, considerato un dono?



Se si guarda un bambino, il soggetto debole dal punto di vista sociale perché privo di garanzie giuridiche richiedibili in modo autonomo, ci si ritiene troppo spesso tanto distanti e segnati dall'esperienza, da credere che non possa che sottomettersi all'autorità dello sguardo adulto. Se si guarda ad un coetaneo a quindici anni, lo si scopre gradualmente mentre cresce e ci si sente uniti da questo esperire delle novità assolute, iniziando solitamente anche a disquisire sui drammi della comunicazione umana, la difficoltà ad esprimere sè stessi, in un mondo adulto di giudizi perentori, condanne lapidarie, pochissimi silenzi e sconfitte radure poetiche.

Se si riosserva una manciata di anni dopo quell'amico, si conosce la disarmante estraneità che nasce in modo definitivo, orientando le strade secondo dei criteri che verranno di continuo ridiscussi. Ci si inizia a staccare dal mondo degli affetti familiare per crearne uno nuovo, una propria famiglia, si sia eterosessuali o meno. Si sente, malgrado si sia scoperta la sua ferocia, l'istinto di compagnia, qualcuno con cui condividere la propria intimità, magari anche solo un carissimo compagno di avventure intellettuali. Un altro punto di vista, un'altra storia. Ma è sempre qualcosa di comune che permette di potersi incontrare e trasformare vicendevolmente.
 Nel frattempo gli adulti che ci guardano come bambini li detestiamo, non curandoci di prendere le distanze e rispettare il patto recitato talvolta come una ribellione molto sagace, che più o meno suona così "io sarò diversa, non avrò mai con i miei figli atteggiamenti che nascono da idiote visioni stereotipate..". A noi non capiterà di sbagliare quando saremo al loro posto. 
Eppure verosimilmente non andrà così, falliremo anche noi, perché è fisiologico, accadrà perché deve accadere, inutile inneggiare atti di protesta contro una segreta legge dell'esistere che è la replicazione.



Se nel turbine di esperienze sentimentali, si riesce a trovare qualcuno con cui ci si sente meglio e si è pronti a salpare verso un nuovo lido chiamato famiglia, la distanza con quelli che erano i compagni più vicini nei mutamenti trascorsi potrebbe ingigantirsi, ma se la coppia è affiatata saprà resistere al pericolo dell'isolamento.
 Se intelligente, non sarà disturbata dal moltiplicarsi degli sguardi che osservano il nucleo che duetta e sopporterà di essere investito dal fascio di luce del giudizio di amici e nemici, più o meno ostile a seconda della disponibilità e la grazia mostrata nel lasciarsi illuminare.



Così la vita scorre tra continue ricerche di contatti e disperanti fratture. Ognuno va verso la sua fine, perdendo tante cose. 
Una lista di priorità significa una lista di fallimenti. Ed accettare che inevitabilmente saranno tali s'impara giorno per giorno, qualcuno non vuole impararlo mai, ma va fatto, proprio per non farsi condurre nella pazzia più totale, che esplode quando i limiti della mortalità si calpestano in nome di una certezza- qualunque tipo essa sia, anche la più nobile- che si ritiene assoluta.



Restare avvolti nella precarietà gustando poco per volta ciò che accade, lasciando che, seppur non colmati, molti sogni condiscano il proprio errare per il mondo, è tremendamente difficile. Ed è un modo di vivere ostinatamente contrario a quello che pare respirato dalla maggior parte del mondo capitalista occidentale, incentrato sul bisogno di produrre ed organizzare la propria esistenza come una fabbrica da cui trarre in modo tayloristico il miglior risultato nel minor tempo possibile, al costo di alienare le singole componenti con motoni lavori che li rendono estranei alla consapevolezza della destinazione del proprio operato meccanico.



Si fa, si dice, si pensa, si guarda. I film del momento ..le canzoni dell'anno..i personaggi pubblici, gli agoni della politica visti in tv, le mode sulle mete turistiche e sulle scarpe..tutto già predeterminato, sottrarsene diventa impossibile. I megastore e la fine delle piccole case editrici, artigianali...pesci piccolini divorati da un gigantesco pescecane chiamato capitalismo, all'inizio americano, ormai globale, nel mare del mercato che è continuamente in tempesta, almeno dalle nostre "fortunate" parti. Quante critiche ci sono state sulla prigionia dell'individuo nel sistema capitalistico e sulla new economy? Troppe. Sono servite a qualcosa? No. Ma cosa ci si aspetta, d'altronde? Quale cambiamento? Un ritorno del sacro? L'ammissione che non sia il solo mondo possibile, né soprattutto "il migliore", come continuano a volerci far credere? 
Quale rivoluzione può essere possibile di fronte a questa situazione indigeribile, che riduce la vita dell'uomo al noto trittico dei csi produci-consuma-crepa?
 E chi è questo "noi" intaccato da questo dilagare di vacuità? 
Perché fa tanta paura l'omologazione? Perché ci si deve ribellare ad essa?
 Si perde davvero la propria anima pensando "come" gli altri? 
L'unica garanzia per tenersela stretta è pensare "contro"gli altri?



Ecco delle possibili alternative che, cronologicamente, potrebbero essere le tappe di un rivoluzionario attuale, afflitto dal dilemma: o me o il mondo.



1) Isolamento esistenziale, socio- culturale :
SCELGO ME, DIALOGANDO CON IL MONDO , SENZA LASCIARE CHE CONOSCA LA MIA VISIONE CHE è IN FORMAZIONE E NON VUOLE ESSERE FRETTOLOSAMENTE SCOLPITA DA GIGANTESCHE STRONZATE.



2) Creazione o apprezzamento, nel caso sorga spontaneamente, di una o più minoranze comunitarie, con cui confrontarsi e progettare diverse strade di resistenza, sulla base di qualcosa di affine (un piccolo gruppo, una famiglia ecc.. l'orchestra comincia a suonare) :
TIMIDAMENTE ESPONGO LA MIA VISIONE, CHE CONTINUA A CRESCERE, CERCANDO COMPAGNI SIMILI CON CUI CONDIVIDERLA E DA CUI TRARRE ULTERIORI NOTE DA INSERIRE NELLA MELODIA DELLA MIA ESISTENZA



3) Passioni antiche da recuperare con modelli "utili" per esortare la società stessa alla rivoluzione, alla resistenza ed al cambiamento, sfruttando gli stessi canali dell'omologazione socio-culturale (internet e cinema) :
 PROPONGO LA VISIONE PERCHè SENTO CHE SE NE AVVERTA LA MANCANZA ANCHE FUORI DAL GRUPPO. 
ABBRACCIO IL MONDO SPERANDO CHE NON MI SOFFOCHI.
 È QUI, IN QUESTA FASE, CHE SI COMMETTONO GLI ERRORI Più GRAVI.
 SI SBAGLIA INTERLOCUTORE E SI EQUIVOCANO LE PREMESSE.
NESSUNO TI STAVA ASPETTANDO, SEI TU, BRUTTO IMBECILLE, CHE SEI VOLUTO ENTRARE E DIRE LA TUA!
IL MONDO AVREBBE VOLENTIERI FATTO A MENO DI TE.
 "NON DISTURBAR CAN CHE MORDE" TI DICE NIENTE?



4) Emigrazione : 
IL MONDO MI HA SOFFOCATO, ORA LO GUARDO SENZA GIUDICARLO, ASPETTANDO CHE MI DIA ANCORA LA FORZA DI CREDERE CHE UN CONTATTO SIA POSSIBILE.



5) Suicidio: 
RINUNCIO AD OGNI FORMA DI CONTATTO. MI INTERROGO PROFONDAMENTE SULLA MIA LIBERTà E, SCOPRENDOLA INESISTENTE SE NON NELL'ATTO DI DIRE UN PROFONDO NO ALLA VITA, SPEZZO IL SUO CORSO, NON CREDENDO CHE SIA RIMESSO AD ALTRI CHE A ME DECIDERE DELLA SUA SORTE.



Ogni giudizio nasce particolare.
È la gigantesca trama di giudizi dati dai singoli a fare da filigrana del grande "giudizio universale" che sarà la Voce del secolo in cui si vive, che chi ci sopravviverà dovrà ascoltare, per farsi un'idea di ciò che accadeva prima sulla terra. 
Ma il giudizio complessivo, quell'orchestra suonata dalla grande umanità, non può in alcun modo conoscersi interamente.
 Diventa però più facile esprimerlo se si fa monocorde, ben codificabile perché identico in molte teste.
È la piattezza, dunque, che viene lanciata oggi contro un giudizio universale,divino, che invece sa essere "universale", pronunciato con esattezza inoppugnabile intorno a tutti, ma mantenendo l'unicità di ogni singola voce.
 Il giudizio Universale ermeneutico, insomma, emesso da bocca divina, con la quale forse qualcuno entra già in contatto vivendo in una "sfera ermeneutica".
 Si creda o meno all'esistenza di tale giudizio, lo si prenda pure soltanto come un ideale, questo scarto tra il giudizio- e dunque la giustizia degli uomini- ed il Giudizio Universale, ossia la Giustizia divina, non potrà mai essere colmato. 
Ma chiunque giudicasse dovrebbe tendere a dare giudizi impeccabili, come Dio. 
Proprio perchè il giudizio è una cosa molto seria, da cui derivano le punizioni e i giusti onori, la miseria dell'esilio o la beata amicizia.


La gigantesca operazione di livellamento che mira ad un giudizio standardizzato nel nostro tempo è stata portata avanti nell'ultimo secolo e mezzo grazie alla tecnologia. L'entropia delle opinioni è stata indirizzata e soffocata in un apparente ordine che ferisce qualunque persona viva oggi, ne sia consapevole o meno.


Non c'è spazio, apparentemente,per le ricerche singole, personali, appassionate. Pensare "come" o "contro" ciò che sostiene la massa diventa comunque un modo per venire intrappolati dalla massa stessa.

 Se ti esprimi, finisci anche tu nel calderone. Perché per esprimerti devi ricorrere al linguaggio anche tu, non hai scampo.
 Non importa ciò che pensi.
 Appena lo pensi, ricorri alle parole, alle immagini, a certi silenzi che affiderai, volente o nolente, all'altrui comunicazione.
 Falsare quel senso, appropriarsene indebitamente, manipolarlo o ignorarlo quando invece occorrerebbe prestare ad esso molta attenzione, non è una minaccia ordita dai nostri tempi distratti, profani e troppo liquidi. Da sempre è accaduto e per sempre accadrà. 
È l'emblema della tragedia che rimane la comunicazione tra gli uomini, che si avvale di riconoscimento o mancato riconoscimento e si fa, negli anni, sempre più spietata e sempre meno pietosa, procedendo in maniera inesorabile alla stregua del comportamento scientifico, non "divino".
 Si cercano universali, formule, cocci di somiglianze che bastano per potere andare avanti, senza nessun rispetto assoluto per l'irriducibilità delle forme espressive dell'altro e, soprattutto, senza accettare la sua volontà di sottrarsi all'indemoniata piovra che afferra con i suoi tentacoli ogni suo dire e pensare, rovinandogli la vita in un caos di tracce mal interpretate che entra nelle teste di chi lo legittima o lo delegittima in modo continuamente inadeguato ed inappropriato. Persino i delinquenti hanno nella loro perversione colpito qualcosa di vero: l'ossessione per l'intercettazione è patologica. Bisogna prendere delle misure per poter allontanare questa malattia.


Ma se gli interessati al consenso imbavagliano l'informazione solo per non rispondere dei propri illeciti intrighi e delle criminali azioni, così da creare un'immagine seducente del loro operato, ovviamente il rifiuto del riconoscimento in chi non ha e non vuole avere a che fare con il "potere" se non come un semplice cittadino nasce da altro genere di riflessioni. E la differenza è tangibile nei suoi effetti.



Il primo continua a parlare, il secondo tace. Il primo ritiene di essere il giudizio universale, il secondo lo aspetta nostalgicamente ed osserva silenzioso i giudizi particolari di ciascuno, provando profonda pietà.



Non c'è, infatti, nessuno specchio che basti a riflettere le proprie idee, i propri gesti, i propri umori...ognuno ne ha milioni. E non ne ha, di fatto, nessuno. 
Per impedire, allora, che banali e mortificanti operazioni di reificazione si operino sull'uomo, questi non ha altra scelta che la rinuncia-illusoria- al farsi riconoscere, applicando in proprio la stessa condotta,ossia la non emissione di alcun giudizio. 

Questo vuol dire farsi simili a piante o a muti pesci, forse, ma è ciò che preserva dal farsi aggredire insistentemente dai giudizi altrui. 

Rendersi invisibili e muti, depotenziare i sensi, non volere sapere troppo, non voler sentire troppo.
 Ecco qui, benservito, l'attuale uomo post-moderno, il colto astenico che, come il palmipedone di Alice di Walt Disney, cancella le tracce e non vuole essere calpestato.



Ma cosa accade laddove cotanta sensibilità non è stata sviluppata?
 Come viene recepito il palmipedone del ventunesimo secolo? 
 Vediamo un po'.



Chi voglia difendere la sua unicità, il diritto a pensare come vuole pensare, viene definito, prima di essere etichettato come psicopatico, come un originale, graffiante critico, un pericoloso guastafeste, in sintesi, generatore di guai. 
Le opinioni formate pazientemente in dialogo con la sua tradizione e nel confronto con quelle di altri luoghi e tempi della storia (fase 1), si condensano in una visione variegata che tenterà di fare entrare in circolo con piccoli gruppi comunitari, dove si può respirare libertà di espressione e dove sacro e profano entrano in un'originale, benefica dialettica che allarga le menti di chi partecipa alle straordinarie conversazioni che fondano queste piccole comunità (fase due). 
Gradualmente potranno nascere impennate retoriche di coinvolgimento pubblico, per effettuare il passaggio dalla comunità alla società (fase tre). 
A questo, che già ho segnalato essere un colossale errore, ma che purtroppo mi riguarda, seguiranno movimenti di opposizione interni al suo pensare che lo condurranno ad una nuova fase di distacco, fisico o mentale(trasferimento in nuove terre, esplorazione vorace di luoghi nella letteratura,nel teatro, nel film e depressione, fase quattro).



A questo punto, lo slittamento nel suicidio, in questa assurda pretesa di elencare delle esperienze di vita assoggettandole ad una volontà deficiente di mostrare i paradossi del nostro tempo, potrebbe essere una via di fuga o una salvezza per colui che non trova più nessuno stimolo né nella comunità né nella società per sentirsi vivo, felice e ricco di sogni com'era da ragazzo, al punto da non ricordare più quanto la compagnia, per quanto necessaria, vitale, il succo dell'esistenza essa sia, non esaurisca affatto- e lo sa bene- la forma e la sostanza dello stile con cui ci si possa tuffare e navigare nell'esistenza.



Potremmo elencare anche il misticismo o la clausura in qualche eremo lontano dalle chiacchiere umane, a contatto con la natura, sempre immaginando il protagonista di questa vita un uomo con disponibilità economica tale da concedersi questi lussi.



Perché tutto questo discorso si fonda su una colossale cazzata. 
La rimozione del procacciamento dei beni come attività fondamentale che regge lo scambio tra uomini.



Il regime capitalista l'ha esacerbato, rendendo il consumo qualcosa di ontologico, che riguarda l'arte, la cultura e persino i sentimenti. Ma è umano, ancestrale, necessario andare avanti mangiando e cercando di cosa mangiare, come campare per arrivare a soddisfare i propri istinti fisiologici e concedersi qualche "premio" per la fatica impiegata.



Nelle altre società questi premi erano solo per pochi privilegiati, per i ricchi padroni di terre, per i nobili o coloro che si distinguevano in battaglia. 
Gli altri erano tutti morti di fame, costretti a lavorare su commissione e diventare magari celebri nei secoli a venire per le loro opere, dalle quali non avevano tratto in vita alcuna fortuna reale.



È il mito del successo ciò che più ha reso questo mondo differente ed inconciliabile con i precedenti!
 La mancata distinzione tra fama conquistata per merito ed il successo materiale, tutta quella ricchezza che deriva unicamente dall'inserirsi in qualche circuito che gonfi il portafoglio meccanicamente, senza richiedere all'individuo alcuno sforzo mentale, alcuna capacità sostanziale, nessuna inventiva e creatività così eccelse...e che viene poi esibita attraverso determinati oggetti, livellando in nome della volgarità gran parte della società occidentale...questo è ciò che accomuna gran parte della borghesia e non solo, del mondo odierno. 
Un esteso gruppo di persone di tutte le età e religioni, che vive osservando attenta il proprio reddito e poco il bilancio del suo cuore.



Ci sono i ricchissimi, certo, che possono effettivamente avere avuto fortuna nel mondo commerciale e spiccano come stelle, intorno alle cui vicende sentimentali discettare dal parrucchiere, perché conosciuti da tutti ed immortalati da centinaia di paparazzi. La brutta sorte dei vip, la conosciamo bene. il personaggio che oscura la persona e blablabla.



Ma c 'è anche una categoria estesa di persone che vive quello della ricchezza come un mito e fa sogni come quelli dei miliardari, concependo le vacanze, il turismo e diversi lussi, quali i massaggi e le palestre, come qualcosa di "dato", che fa parte del proprio vivere e rappresenta una risorsa indispensabile per affrontare la ripetitività delle giornate trascorse a lavorare e mandare avanti la baracca.



Tutte queste cose il palmipedone le conosce bene. Le ha irrise, derise e poi vissute in prima persona. Non vuole mostrarsi più ingrato per le strabilianti opportunità offerte dalla sua epoca e godrà quanto basta di ciò che può garantirgli un equilibrio psico-fisico tale da piacersi, piacere a chi ama e sostenere le sue ricerche personali, silenziose, rispettose del "dovere".



Ma è il COME vivere che rende la sua esistenza unica, la sola strada differente al suicidio in quell'improbabile elenco di cui sopra, che descrive necessariamente un conflitto... provate a vivere voi nel duemilaedieci, signori miei!



Il nostro rivoluzionario intende proseguire il suo cammino senza lasciare traccia, nè luccicante, né mediamente luminosa.

 Anticipare l'oblio senza morire, è precisamente questo che fa il palmipedone. Ha colto bene come il "lavoro" sia indispensabile e, qualunque genere di lavoro gli capiti tra le mani, così difficile da ottenere, lo svolge senza lamentarsi, ma senza nemmeno volere eccellere in cerca di apprezzamenti. 
Gli importa soltanto che venga pagato per mangiare, dar da mangiare ai suoi figli e comprare per sè qualche libro,concedersi qualche film e qualche viaggio, da fare da solo o con la sua famiglia. 
Ha un equilibrio che pare noioso a chiunque, ma che è frutto di anni interi di rielaborazioni di esperienze importanti e fondamentali. Non cambierà ancora, ormai è questa la forma che ha scelto. E dovete ammettere che è una fortuna.
 Il processo delle quattro fasi che precedono il suicidio, infatti, lui l'ha gustato per bene, poteva andargli peggio. 
Alla fine ha anche profondamente disperato, come voleva Kierkegaard, accettando così totalmente l'etico, ma senza mai rinunciare del tutto all'estetico.
 Solo che è riuscito a fabbricarsi una maschera speciale,che lo rende un essere umano qualunque per tutti, un genio sofisticato soltanto per sé stessa/o, in dialogo perpetuo con il divino che si preoccupa di vedere ed ascoltare nascere e morire intorno a sé, nella sua vita che resta per gli altri, ma indipendente da ciascuno di loro. 
Rifiuta che tutta la nobiltà e sacralità che abitano in lei/ lui vengano sottoposte ai giudizi di chi la/lo circonda. Non si lascia intercettare. Offre come merce unicamente lavoro manuale e commerciale, ma né l'arte né i pensieri socio-politici né le poesie d'amore nè quelle in cerca di Dio -così come i suoi diari appassionati e le sue brillanti riflessioni sul linguaggio, le idee, la filosofia e la retorica- entreranno mai nel circuito capitalista. E probabilmente nemmeno in quello accademico della fase due.



Questa è la sua decisione. 
Non lasciare alcuna traccia ad un mondo che ha abitato intensamente ma sa benissimo non avrà affatto mai alcuna possibilità di comprenderlo. Ha osservato, guardato acutamente ed approfonditamente tante cose. Molte sono state fondamentali nei legami creati, tanti conservano una stima inenarrabile di questo individuo che vedono ormai muto, eternamente corrucciato, ospite freddo nelle cene poco chiassose a casa ed asettico nei commenti lasciati all'uscita dal cinema e durante i tanti concerti e le mostre, che era così piacevole condividere con lui. Fino a qualche tempo addietro, prima che diventasse quello che ha scelto di essere.
 Un essere umano che appare senza nessun brio e vivacità che, pure, lo resero unico un tempo, diventando gli scivoli del suo ingresso nelle comunità e nella società.



Quel "peccato che si sia ridotto così" sale alla bocca dei suoi amici più cari che, preoccupati, chiedono al coniuge come stia. Ma lei/lui stesso ha più volte sottolineato quanto la depressione sia svanita e la sua serenità definitiva si rinnoverà nel segno di questa condotta molto civile, educata, del tutto incolore soltanto per gli altri. I colori affolleranno sempre la sua anima. E lei/lui, senza tentare di raccontarli nelle loro sfumature, prenderà parte allo stare insieme, ma non sarà né una buona né una cattiva compagnia, sarà semplicemente presente, con il suo nulla, la sua angoscia e tutta la sua gioia stiracchiate nel ventre, incapsulate a dovere, pronte ad esplodere nelle solitarie discussioni di cui nessuno potrà avere memoria.



Non dovete aspettarvi niente dai palmipedoni. 
Sarebbero proprio coloro in grado di salvare il mondo con la lucidità, l'ironia e la grande capacità di collegare eventi che i più non riescono o non vogliono vedere correlati, ed in grado di disunire ciò che a molti appare costitutivamente tutto d'un pezzo e da venerare acriticamente. 
Purtroppo per l'umanità, non lasceranno alcuna traccia della loro magnifica intelligenza. E non agiranno mai per un "bene comune", di cui hanno riconosciuto l'impraticabilità. Non si lasceranno in alcuna maniera schedare, imbrigliare, infliggere atroci ferite da un'etichetta, ma sgusceranno fino all'ultimo respiro da ogni vostra labile opinione intorno al loro essere e pensare, al fianco del quale, pure, si sono posizionati.

 Non potrete chiamarli neppure asociali, perché ci saranno. Sarà la consapevolezza delle loro origini così energiche ed elettrizzanti che tormenterà magari qualche loro contemporaneo, ma poi, perduta anche quella, i palmipedoni avranno vinto nel disegno orchestrato dalle loro più insane cellule cerebrali, non lasciando davvero più nessun ricordo colorato del loro esistere, ma solo una pallida lastra di marmo con una data ed un nome, di cui nessuno sentirà più parlare.



Avevano un solo bene da difendere. E fino alla fine hanno lottato perché non venisse in alcun modo perduto.